Siska De Ruysscher è una bellissima ragazza fiamminga di 25 anni che ha chiesto l’eutanasia e lo Stato belga la eseguirà a novembre. Io vorrei che arrivaste a capire lo scempio rappresentato dalle leggi sull’eutanasia come lo ha capito la stessa Siska che sta mandando in frantumi le ipocrisie denunciando con una lettera aperta e in questi giorni anche in televisione come funziona questo sistema che ha messo la morte come fulcro valoriale della sanità.
Fin da adolescente Siska ha compiuto diversi tentativi di suicidio per problemi mentali. Sono rimasto fulminato dalla descrizione delle sue sofferenze perché sono questioni che Dio ha voluto che vivessi sulla mia pelle, con mia sorella prima e mia figlia poi. La risposta dello Stato belga è stato rinchiudere più volte la giovane Siska in centri di igiene mentale sottodimensionati come organico dove l’unico modo con cui venivano gestite queste ragazze erano l’isolamento e gli psicofarmaci sempre più pesanti: nessun investimento in ricerca, in personale, nella cura. La prospettiva offerta dallo Stato a una ragazza inattiva per disordini mentali che tentava ripetutamente il suicidio è stata l’eutanasia: farsi eliminare dallo Stato stesso dopo essere stata considerata uno scarto inutile della società. Non lo dice Mario Adinolfi, lo denuncia Siska stessa. Che a novembre morirà per mano dello Stato belga che non ha voluto aiutarla a vivere perché aiutarla a vivere, curarla, costa infinitamente di più di sopprimerla. A 25 anni. In Canada, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Svizzera oltre duecentomila persone sono state uccise avendo quei sistemi deciso che deve essere “più facile chiedere la morte allo Stato che una sedia a rotelle”. I nazisti che hanno inventato l’eutanasia di Stato con la Aktion T4 propagandandola con meravigliosi manifesti mediatici come il film goebbelsiano Ich Klage An (Io accuso) si sono fermati negli Anni Trenta e Quaranta del secolo scorso a centosettantacinquemila uccisioni, senza ipocrisie motivate dal risparmio economico che la soppressione rappresentava rispetto alla cura. Nel XXI secolo i duecentomila morti per eutanasia sono la vergogna del nostro tempo e contro queste leggi bisogna combattere come si fece contro Hitler e il nazismo. Ce lo chiede Siska che per il suo “dolore insopportabile” di natura mentale ha facilmente ottenuto dallo Stato belga di essere soppressa a novembre, ma denuncia di non aver ottenuto cure adeguate per il suo male. È inevitabile che questo accada perché cure adeguate, terapie del dolore, personale in grado di gestire gli approcci palliativi alle malattie inguaribili ma non per questo incurabili, semplicemente costano. Costano molto. Curare Siska per portarla dai 25 anni fino alla vecchiaia costa milioni di euro, ma lo Stato belga la considera improduttiva e la elimina giovanissima al costo della mera iniezione letale di pentobarbital: 13 euro. Introdurre in Italia leggi che permettano al sistema sanitario nazionale, disastrato nei suoi conti, di poter di fatto orientare i pazienti alla soppressione invece che alla cura è pura follia. Contro tale follia io, che ho i problemi di Siska tatuati sulla pelle, mi opporrò con tutte le forze. Che non sono poche.