«Viviamo una certa indifferenza che ci fa pensare alla santa messa come a una fra le tante cose da fare, o a un obbligo da assolvere. Si tratta di ben altro!». Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ha scelto la celebrazione presieduta domenica mattina, 30 settembre, nella piazza Ricasoli di Bagno di Romagna, in occasione del sesto centenario del miracolo eucaristico, per ricordare ai fedeli l’importanza della partecipazione all’Eucaristia. Nell’omelia il porporato ha voluto manifestare anzitutto «la vicinanza spirituale» di Benedetto XVI ai presenti — tra i quali il vescovo di CesenaSarsina, monsignor Douglas Regattieri, e il sindaco Lorenzo Spignoli — assicurando che il Papa augura alla comunità di Bagno di Romagna «di alimentare sempre la fede nella presenza eucaristica del Signore Gesù Cristo, quella fede che ha guidato e sostenuto le generazioni dei padri nel cammino della vita e della storia». Il cardinale ha poi invitato a riflettere sul significato delle celebrazioni che, nella Chiesa, «non sono semplici ricordi del passato». Soprattutto nell’Eucaristia — ha affermato — «si celebra una realtà viva, sempre attuale, che ci interpella e ci coinvolge». In questa prospettiva va considerato anche il miracolo eucaristico che «ha lasciato una traccia indelebile nella storia religiosa» del popolo di Bagno di Romagna. «Il nostro odierno ritrovarci e fare festa in questo importante anniversario — ha detto il segretario di Stato — è occasione propizia per rinnovare e approfondire la nostra fede e rendere più autentica la nostra partecipazione alla santa messa, come pure per riscoprire il valore dell’adorazione eucaristica». Proprio riferendosi al miracolo il cardinale ha fatto notare che non si tratta di «una memoria “leggendaria”; infatti ricognizioni anche recenti hanno confermato che le macchie presenti sul corporale sono effettivamente di sangue. Come sempre in questi casi, Dio ci offre un “segno”, che richiede da noi la fede!». I miracoli, del resto, «non sono fatti per dare la fede, ma per esaudirla, quando c’è ed è viva, oppure per provocarla e aumentarla, quando manca o è carente». Da qui l’auspicio che la ricorrenza «contribuisca a risvegliare in noi la fede e l’amore in Gesù Eucaristia, perché il rapporto vivo con Lui possa ispirare e guidare la nostra esistenza, come ha fatto con le generazioni che ci hanno preceduto». Nei miracoli eucaristici — ha spiegato il porporato — «Dio ci vuole ricordare qual è il centro della salvezza: la trasformazione del mondo grazie all’amore di Dio mediante il sacrificio di Gesù». E in essi «Dio conferma anche il suo stile proprio: quello di Gesù, dell’Incarnazione, uno stile umile, che si rivolge di preferenza ai piccoli, senza clamori e nel nascondimento, anche se poi quanti lo riconoscono fanno risuonare la lode, come i pastori di Betlemme». Il miracolo di Bagno di Romagna rientra dunque in questo «stile» divino. D’altronde, nel gesto dell’Eucaristia Gesù «ricapitola tutta la sua vita e anticipa il significato della sua morte», mentre «Dio si manifesta come il Dio per noi». In effetti, ha ricordato il porporato, Gesù «ha patito ed è morto sulla Croce, versando tutto il proprio sangue, per compiere una purificazione universale e radicale, perché ogni persona possa trovare lì, in quella fonte inesauribile, la possibilità di essere lavata, perdonata, riconciliata, pacificata». Comprendiamo così che Cristo non «è un “di più”, non è un “optional”, una specie di decorazione che i credenti possono permettersi». Citando l’invocazione del cardinale Montini: «Tu ci sei necessario, o Cristo!...» (Lettera pastorale alla diocesi di Milano, 1955), il cardinale ha affermato che senza Gesù non c’è salvezza perché l’uomo «rimane prigioniero e vittima del proprio egoismo. Solo il sangue di Cristo apre la via d’uscita, che è appunto la purificazione della coscienza». Del resto, ha concluso, «se non cambia la coscienza, cambia ben poco; se non cambia l’interno dell’uomo, il mondo non può migliorare veramente. Questo vale per ogni famiglia, per ogni paese o città, per ogni nazione e per il mondo intero» .
© Osservatore Romano - 1-2 ottobre 2012