amore-di-cristoDelle posizioni del fratello Enzo Bianchi eravamo a conoscenza. Del suo esser-si costruito un approccio particolarissimo al cristianesimo e al cattolicesimo eravamo ben coscienti. Alcuni suoi lavori di esegesi spirituale alla Parola di Dio sono apprezzabili e noi sappiamo che Dio "usa" anche "l'asina di Balaam" per rivelarsi. Ciascuno di noi infatti pur non dichiarandosi né tradizionalista, né progressista, sa ed è cosciente che è un peccatore, a volte meno degno dell'asina di Balaam di poter parlare e di poter seguire Gesù per Pietro. Non esistono patentini ma esistono criteri ben chiari per giudicare - è guai a chi non lo fa, anzitutto verso se stesso - se si è cattolici o meno, se si è in comunione con Pietro a corrente alternata e secondo convenienza.
Però stupisce che Enzo Bianchi tessa le lodi di Hans Kung (qui) e del suo "Essere cristiani". Del suo ri-fondare un cristianesimo a-cattolico e svincolato dal Magistero e da Pietro.  Del muoversi di Kung come un ricercatore senza "binari" che lo giudicano e che giudicano il suo lavoro senza altri che la sua coscienza, che nel tempo si è sempre più de-cattolicizzata e de-cristianizzata.
Kung è l'espressione vivente di quanto sia erroneo il giudicare senza altro metro che la propria coscienza. Certi fratelli teologi sono l'espressione empirica di quanto il peccato originale ci abbia feriti.
Ciò detto parliamo di dimensioni oggettive e non soggettive. Perché è vero che chiunque, anche il più lontano da Cristo e da Pietro, da un momento all'altro potrebbe diventare un faro di santità e nessuno di noi sa cosa c'è nel sacrario del cuore di un fratello. Solo Dio conosce l'abisso e le sue reali pieghe.
Però nei seminari nessuno si sognerebbe di invitare Kung mentre, in alcuni della nostra Italia, Enzo Bianchi viene ancora invitato a parlare e a fare un "annuncio". E' un bene? Giova ai nostri seminaristi? Giova alle Diocesi? I vescovi ne sono coscienti?
E' qualcosa che vale la pena di chiedersi.

Purtroppo tutti questi residui di pseudo-sessantottismo ecclesiale - a fianco del tradizionalismo e di certo "sedevacantismo" - sono la rovina del cammino cristiano di tante anime della Chiesa e la confusione irresponsabile generata nel popolo di Dio.

Secondo il nostro punto di vista, è proprio il caso che la Chiesa, pur cosciente di queste frangie di approccio, tradizionalismo e progressismo, ormai residuo di un passato di transizione, faccia sua la Parola di Gesù di "lasciare che i morti seppelliscano i loro morti" (Lc. 9, 60) e di guardare in alto e avanti, con Pietro e con tutti i Vescovi in comunione effettiva e affettiva con Lui. Si comunione anche affettiva, non emotiva, non "papista"; ma nel senso autentico che l'affetto in Cristo e per Cristo, dona verso il servo dei servi di Dio e che aiuta la formazione di una retta coscienza cattolica.
Quindi non contro queste posizioni - progressismo e tradizionalismo - che avviliscono la Chiesa, ma oltre, puntando lo sguardo su ciò che realmente piace a Cristo per una corretta nuova evangelizzazione.
Il ripiegarsi, talvolta isterico, su certe questioni teologiche e pastorali, dei progressisti e dei tradizionalisti, inasprisce lo slancio che lo Spirito del Signore desidera dare al camminare spedito e fecondo della Chiesa nel mondo.

Paul Freeman