All’inizio della cerimonia, il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, ha rivolto un breve saluto a Papa Francesco e a Benedetto XVI. «La consacrazione del Governatorato a san Giuseppe — ha detto — diventa per tutti noi un ulteriore impegno per l’adempimento del nostro lavoro a sostegno delle molteplici attività della Sede Apostolica. L’esempio umile e silenzioso dello sposo di Maria ci guidi nelle nostre quotidiane occupazioni, benedica le nostre famiglie e ci sproni a essere sempre testimoni del Signore Risorto». Successivamente, il cardinale Giovanni Lajolo, presidente emerito del Governatorato, ha illustrato il significato del nuovo monumento e ha sottolineato come Papa Francesco abbia voluto che l’opera fosse ornata da un duplice stemma: il suo e quello di Benedetto XVI. I criteri estetici che hanno guidato l’artista, ha detto il porporato, «riflettono una concezione dell’arte come riflesso della bellezza di cui Dio ha ricolmato il creato e in particolare quella creatura da lui creata a sua immagine e somiglianza, la creatura umana, la più vicina, nella scala degli esseri, allo splendore delle creature angeliche». Per questo, ha aggiunto, l’arcangelo Michele è «qui raffigurato prendendo a prestito i tratti eroici di una figura umana, mentre Satana, da lui sconfitto, è rappresentato con una figura della medesima forma, ma rovesciata e deturpata, come conseguenza del peccato». Successivamente Papa Bergoglio ha indossato la stola rossa e ha recitato due preghiere di consacrazione: la prima a san Giuseppe e la seconda a san Michele Arcangelo. Nell’atto di consacrazione a san Giuseppe, il Pontefice ha posto sotto la protezione dello sposo di Maria i vescovi e i sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli laici, che lavorano e vivono in Vaticano. Tra gli ecclesiastici presenti alla cerimonia erano i cardinali Bertone, Sandri, Vegliò e Calcagno, gli arcivescovi Becciu, Mamberti, Gänswein e Pichierri, il vescovo Sciacca, i monsignori Wells, Xuereb e Pedacchio Leaniz.
6 luglio 2013