Immagine tratta da https://www.parrocchiapontenure.it/2023/12/quarantesimo-anniversario-della-scomparsa-di-mons-manfredini-qualche-ricordo-pontenurese/Non è dunque l'augurio pasquale un augurio generico sentimentale alla riconciliazione.
La colomba il ramoscello d'ulivo, simboli di pace e di riconciliazione dall'epoca del diluvio, vengono presentati all'opinione pubblica come un invito, molto generico e superficiale, a voler comporre odi e dissidi e a voler vivere una maniera più serena: questa non è la Pasqua.
C'è in questo modo di pensare qualche elemento pasquale, ma, ahimè ,svuotato del suo significato più profondo.
Fare Pasqua è sradicare il male; fare Pasqua è innestare nella coscienza purificata alla vita di Gesù Cristo.
Allora buona Pasqua è andare a confessarsi, convertendosi seriamente, cambiando vita decisamente, rinunciando al male al peccato, cioè alle ingiustizie alle impudicizie, all'avidità del denaro, alla insofferenza degli altri, alla insensibilità nei confronti dei poveri. Ecco che cosa è il peccato: sono tutte le brutte cose che ci fanno soffrire.
Confessarsi. Buona Pasqua è comunicarsi, mettersi in intima comunione con Dio attraverso la comunione eucaristica fatta non come gesto superficiale ma come intima condivisione per amore di tutta la passione che ha portato Cristo, in ossequio al piano di salvezza di Dio, in obbedienza alla volontà di Dio, a morire per noi e per la nostra salvezza.
E poi certo ci sia il contorno della primavera - me lo auguro - ci sia la gioia, la festa della mensa imbandita degli amici che si ritrovano della passeggiata sui campi.
Tutto questo come contorno di una rigenerazione profonda dell'uomo. Allora la Pasqua è piena; allora la Pasqua è una rigenerazione dell'uomo che si innesta in una natura trasfigurata.
In questo senso vi auguro la buona Pasqua.
Buona Pasqua, che la pace sia con voi.